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mercoledì 14 novembre 2012

Consigli di lettura: Fumetto e animazione in Medio Oriente



Lo so, non aggiorno il blog da una vita e me ne scuso con chi segue quotidianamente i miei post. Purtroppo, impegni di diversa natura mi hanno privato sia del tempo che, soprattutto, della serenità per scrivere. Non prometto un aggiornamento costante, ma cercherò di impegnarmi al massimo per conservare questo piccolo spazio di condivisione di idee, spunti e riflessioni.

Tornando al tema del titolo, oggi voglio segnalare il bel saggio di Serenella di Marco: Fumetto e animazione in Medio Oriente. Persepolis, Valzer con Bashir e gli altri: nuovi immaginari grafici dal Maghreb all’Iran, edito nel 2011 dalla casa editrice Tunué per la Collana Lapilli (collana diretta da Marco Pellitteri).

Un interessante saggio in cui  artisti e opere raccontano il Medio Oriente. Al riparo dalla censura, vengono presentate le creazioni e le opere degli illustratori, registi, fumettisti di questa terra che ha sempre affascinato l'Occidente. I grandi successi di Marjane Satrapi, Ari Folman e gli altri grandi autori, fra giornalismo e narrativa, fumetto e animazione, denunciano e ci fanno conoscere un'intera civiltà che, oggi, è protagonista di enormi rivoluzioni.
Con Fumetto e animazione in Medio Oriente, Serenella di Marco traccia una ricognizione storico-sociale della contemporaneità del Vicino e Medio Oriente attraverso gli artisti e le opere che ne raccontano i nuovi immaginari. La Primavera araba, con i suoi moti rivoluzionari contro sanguinarie dittature e iniquità sociali, ha fatto emergere una grande varietà di talenti artistici che raccontano i sogni delle nuove generazioni, storie disegnate dei molti autori e autrici coraggiosi che hanno sfidato la censura e le sue punizioni pubblicando materiali spesso assai scomodi per i regimi.

Ho molto apprezzato il lavoro di ricerca condotto dall’autrice nel tracciare un profilo storico e sociologico dell’arte e della comunicazione visiva nel Medio Oriente. Forse l’unica pecca è rappresentata dal poco spazio dedicato ad alcune realtà geografiche come l’Algeria e il Libano, vere fucine di talenti, e che avrebbero sicuramente meritato un trattazione a parte.  
Nonostante ciò, apprezzo l’impegno e lo studio condotto dalla Di Marco nel trattare un tema che in Italia e tutt’ora poco esplorato: il fumetto come strumento di testimonianza, veicolo di idee e centro interculturale per la comunicazione tra i popoli. Assieme ad altre forme e linguaggi espressivi come il cinema d’animazione e la performance visiva, il fumetto si presenta al lettore con un atteggiamento chiaro: diversi nomi, per diverse realtà e diversi contesti, ma un unico grande obiettivo, la libertà di espressione, la libertà di essere sé stessi.

venerdì 5 ottobre 2012

Consigli di lettura: Alain e i rom



Proseguono i consigli di lettura, alle prese con l’analisi delle migliori storie disegnate degli ultimi tempi. Con “Alain e i rom” ci troviamo di fronte ad un opera molto particolare, che gestisce tutto  il suo impianto narrativo sulla comunicazione visiva grazie all’alternanza tra fotografia e vignetta (formula sperimentata dall’opera di Guibert “Il fotografo”).

Edita da Coconino press, impreziosita dalla prefazione di don Luigi Ciotti e dalla postfazione di Giusy D’Alconzo, l’opera di Guibert, Keller e Lemercier tratta gli oltre dieci anni di viaggio del fotoreporter Alain Keller  tra i campi rom di mezza Europa. Dal Kosovo alla Serbia, dal sud della Francia alla Repubblica Ceca, fino al ghetto a cielo aperto di Lamezia Terme, in Calabria. Dovunque ha fotografato i volti, scattato immagini della vita in roulottes e villaggi di baracche, raccolto le storie e le testimonianze dei nomadi, documentando le loro difficili condizioni di vita, la povertà, la minaccia delle espulsioni e il quotidiano confronto con i muri dell’ostilità e dei pregiudizi, gli stessi in ogni luogo. Ma anche narrando con le immagini la cultura di un popolo, i mestieri, le feste e la musica. Mostrando la fatica e la gioia di vivere, principale intento del fotografo.

“Alain e i rom” è quindi un eccezionale reportage giornalistico e grafico sul popolo Rom, in cui fotografia e fumetto dialogano e si mescolano, accostati con notevole senso del ritmo e del racconto. Esso è il diario di un viaggio alla scoperta di un popolo migrante che vive tra noi. Un invito a guardare per conoscere una cultura “altra”, e superare paure e preconcetti. Un invito, inoltre, a ribaltare il punto di osservazione: a scoprire i conflitti del presente e la storia d’Europa vista con gli occhi dei Rom, “dai finestrini senza vetri di un caravan senza ruote”. Un documento importante, che rivela la grande dimensione e personalità delle bande dessinée francesi nella loro continua evoluzione come strumento interattivo di informazione, denuncia e testimonianza.

giovedì 28 giugno 2012

Consigli di lettura: Capire Israele in 60 giorni (e anche meno)


Negli ultimi anni molti testimoni della Storia hanno sempre avuto un taccuino con sé per memorizzare e imprimere su carta ciò che hanno visto o immaginato. Soltanto che invece di descriverlo con le parole, hanno scelto di accostarvi le immagini, ovvero un linguaggio che non conosce confini. È da questa premessa che nasce il graphic journalism.
“Capire Israele in 60 giorni (e anche meno)” di Sarah Glidden è uno dei migliori reportage a fumetti degli ultimi anni. L’opera è stato scritta e disegnata durante la prima visita dell’autrice in Israele: un viaggio offerto a lei come a tanti altri giovani ebrei dalla Taglit-Birthright Israel (un’agenzia finanziata dal governo israeliano e da associazioni private), e che servirà a Sarah per verificare la fondatezza delle proprie convinzioni sulla genesi dell’attuale situazione socio-politica in Terra Santa. Pronta a osteggiare ogni tentativo di “lavaggio del cervello” da parte dell’associazione, e critica verso la politica di occupazione israeliana ai territori palestinesi, l’autrice si troverà invece a mettere in discussione i propri preconcetti e a riconoscere la drammatica complessità di un conflitto sanguinoso e labirintico, che non può conoscere un’unica verità né un’unica soluzione.
Attraverso una narrazione agevole e pervasa da un raffinato umorismo, la Glidden si trova a fare i conti con la complessa situazione socio-politica di Israele, cui va ad aggiungersi una difficoltà a far chiarezza nei propri sentimenti. In questa ostinata ricerca (culturale e personale) è impossibile trovare una risposta monista di natura storica e/o politica, così come è impossibile per il lettore rimanere indifferente alla confusione cui va incontro l’autrice, sempre in lotta con se stessa per non lasciarsi confondere da testimonianze di parte e nello stesso momento costretta a fare i conti con il magnetismo di un Paese che,  nonostante tutto, Sarah finisce per sentire suo. Da questo punto di vista, il nodo contrale del libro è proprio l’ordinato flusso di coscienza che demolisce ogni classificazione di genere, arricchendo il diario di viaggio di rappresentazioni oniriche e ricordi personali, che sembrano a tratti voler portare a una rilettura della vita dell’autrice.
Il disegno richiama alla scuola belga, con tavole articolate dai colori tenui, da una struttura monotona e ripetuta per tutto il volume, quasi sempre a nove vignette di uguali dimensioni, ma che conserva una grande fluidità nella narrazione.

“Capire Israele in 60 giorni (e anche meno)” è un’opera complessa, che affronta una questione molto delicata con rigore e onestà intellettuale, e che quindi merita il giusto spazio per poter essere letta e apprezzata. Una lettura sicuramente non per tutti, che ha bisogno della giusta conoscenza delle tematiche di attualità, oltre che delle obbligatorie premesse storiche e culturali relative agli eventi che hanno portato al contemporaneo assetto del Paese. Un ottimo esempio di come l’ingarbugliata trama di problematiche religiose, storiche e politiche lasci davvero pochissimo spazio a pregiudizi e preconcetti, qualsiasi sia la posizione individuale del lettore.

venerdì 9 dicembre 2011

Consigli di lettura- Un fatto umano



Falcone è un gatto e Borsellino un fox terrier, Riina e Provenzano sono dei cinghiali, Cossiga è un ariete, Andreotti un pipistrello, Dalla Chiesa un bulldog, Vito Ciancimino è un lupo.
“Un fatto umano”,  è un fumetto, un omaggio poetico di rara bellezza, ma anche un racconto politico e “morale”, un viaggio nella memoria e nella Storia, per ricordare, imparare, e auto-sensibilizzarci, lasciandoci contagiare dal coraggio e dalla fiducia nella giustizia che sono l’anima del pool antimafia di Palermo.
Sono passati vent’anni dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due tragedie che hanno segnato la nostra coscienza collettiva e anche la storia, quella più buia, del nostro Paese. Per oltre un decennio, dalla fine degli anni Settanta all’inizio dei Novanta, Cosa Nostra ha accumulato potere, diventando l’organizzazione criminale più influente al mondo e contemporaneamente dichiarando la propria guerra allo Stato: una guerra sempre meno celata e sempre più violenta, in cui la strage di Capaci e quella di via D’Amelio rappresentarono il culmine. Un’opera che serve a rendere omaggio a chi questa guerra l’ha fatta dalla parte della giustizia.
L’idea nasce nel 2005: un progetto ambizioso che ha l’obiettivo di lasciare una testimonianza storica attraverso una forma d’arte come il fumetto, liberando immaginazione ed interpretazione e trasformando i protagonisti in animali.
I tre autori (Manfredi Giffone, Fabrizio Longo, Alessandro Parodi) sono riusciti a raccontare tutto questo con un libro che sorprende per la sua delicatezza, la poesia e le invenzioni sorprendenti. Innanzitutto, quella di affidare il racconto a Mimmo Cuticchio, il celebre puparo palermitano, fra i protagonisti di Terraferma di Emanuele Crialese.
Ma i pupi siciliani messi in scena in questo libro sono bizzarri: richiamano infatti una tradizione che va da Fedro, Esopo, fino a Orwell e al moderno Art Spiegelman, autore di Maus, i cui personaggi sono uomini con sembianze animali. C'è infine una terza caratteristica che rende particolare questo libro, ed è l'accuratezza della ricerca. Come dimostrato dalla corposa e minuziosa bibliografia, ognuna delle meravigliose vignette acquerellate poggia su basi solide; ognuna è infatti riconducibile a episodi precisi, documentati da immagini, registrazioni e documenti. Questa mole di ricerca ha convinto anche i magistrati della Fondazione Progetto Legalità in memoria di Paolo Borsellino e di tutte le vittime della mafia, che supporta le scuole offrendo gratuitamente metodologie, percorsi e materiali per fare educazione alla cittadinanza, e che ha accordato il suo patrocinio alla pubblicazione del volume.